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Ti racconto la mia prima maternità tra prematurità ed enormi sensi di colpa

Aggiornamento: 7 ore fa


Perchè hai deciso di fare la Doula? La risposta la troverai alla fine di questo racconto.


Nella vita ho sempre desiderato divenire madre. Avevo 31 anni quando finalmente con il mio compagno decidiamo di buttarci in questa esperienza. Avevo un'immagine di maternità ovattata e costruita su soffici nuvole rosa e talco profumato. Nessunə mi aveva mai detto il contrario o informato di cosa significasse davvero crescere unə figliə.


La prima disillusione mi piomba addosso a partire dal concepimento. Dopo aver vissuto la mia vita sessuale con il pensiero "basta una goccia ed è fatta" passano i mesi e la gravidanza non arriva.


Facciamo tutti gli esami del caso e continua la nostra ricerca tra frustrazione, senso di inadeguatezza, stanchezza e finalmente dopo quasi un anno il test risulta positivo.


Seconda disillusione. A cavolo è positivo. Ma dov'è quella sensazione di gioia infinita che mi aspettavo? Passano i giorni la gioia non si fa viva. Mi sento frizzata, preoccupata e iniziano quei silenti sensi di colpa verso la creatura che porto in grembo.


La gravidanza prosegue, è una bimba. Inizio a sentire la sua presenza. Mi piace essere incinta. Mi piace la pancia. Continuo la mia vita come se nulla stesse accadendo. Lavoro 10 ore al giorno, faccio palestra e via dicendo. Insomma non mi fermo un secondo.


Ci pensa L. a darmi un stop. Si agita così tanto nella pancia che mi fa saltare ben due viaggi, come darle torto. La mia prima presa di coscienza sull'importanza della lentezza, della cura, delle attese, del non controllo. Una presa di coscienza che, purtroppo, sarò capace di accettare e imparerò ad accogliere solo dopo quasi un anno dalla sua nascita.


A 35 settimane nasce, dopo un parto difficile e improvviso che riuscirò ad elaborare solo qualche anno dopo grazie ad una doula speciale. E no, non è stato subito amore. Ennesima aspettativa spazzata via in una folata di talco profumato. Il senso di colpa è sempre più incalzante, talmente presente che mi porta a non godere della maternità.


E' nata prematura e questo è stato determinante nella formazione della sua capacità di adattamento. "Signorə, vostra figlia è estremamente sensibile, vi faccio tanti auguri per il vostro ritorno a casa" queste le parole del pediatra all'uscita dell'ospedale.


Mesi dopo capisco che la mia bimba rientra in quella famosa categoria dei/delle bambinə ad alto bisogno. Detesto le etichette ma, in quel preciso momento, aver potuto dare un senso a ciò che stavo vivendo è stato come vedere finalmente una via illuminata nel completo buio.


L. ha bisogno di continuo e costante contatto fisico. Non dorme nella culla, non sta nel passeggino, detesta il seggiolino dell'auto. Si addormenta e dorme solo in braccio e in piedi, impossibile sedersi. Si nutre al seno ogni ora e mezza tutto il giorno, tutta la notte. E' sensibile ai rumori, un semplice "gnic" del letto la sveglia. E' sensibile alla "troppa gente", al troppo chiasso, alle troppe attenzioni.


Mia figlia ora ha quasi 4 anni. La sua sensibilità è tutt'oggi acuta ed è meravigliosamente parte di lei ma, se mi guardo in dietro, non c'è stata nessuna fase, nessun passaggio che sia stato difficile ed esasperante come il suo primo anno di vita.


Mi sono sentita una donna disillusa e una madre terribilmente sola. Lo ero nell'effettivo, non avendo parenti vicini, ma non era solo questo. Ero sola nell'affrontare la mia maternità, non mi sentivo compresa, capita nemmeno da chi ritenevo professionistə. "Lei è alla prima figlia, è normale essere impacciatə".


Si, era la mia prima figlia ma non ero così impacciata. Ho fatto di tutto per sopravvivere e per prendermi cura al meglio di lei. Mi sono annullata per rincorrere quell'ideale di maternità a cui tanto avevo aspirato e a cui sentivo il peso sociale di dover aderire.


Essere madri è un equilibrio perfetto tra difficoltà e meraviglia ma questo equilibrio non possiamo costruirlo da sole, è necessaria una rete di supporto pratico ed emotivo, di sguardi d'amore, di delicatezza, di abbracci sinceri.


In quel momento avevo solo bisogno di qualcunə che mi dicesse "E' tutto ok. Stai facendo il possibile, tuə figliə ha bisogno di tanto amore, protezione e anche tu. Come posso aiutarti?".









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